2 settembre 2020  |  a cura di Alberto Villa  |  condividi con

Come fare il doppio salto di classe energetica in un’abitazione in classe G

2 settembre 2020
Normative e Agevolazioni

Per accedere al super Ecobonus al 110% è necessario scalare di due posizioni la “pagella” dell’APE. Ecco gli interventi più convenienti da fare in un’abitazione in classe energetica G.

In Italia oltre il 70% degli edifici appartiene alle ultime tre classi energetiche e circa il 35% è in classe G, la peggiore; si tratta di veri e propri “colabrodi” energetici realizzati quando dal punto di vista costruttivo e impiantistico non si prestava particolare attenzione all’efficienza e alla riduzione dei consumi.

Oggi queste esigenze sono diventate fondamentali, non solo per contenere i costi delle bollette e migliorare il comfort abitativo ma, soprattutto, per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici.

Con il super Ecobonus che si potrà sfruttare fino alla fine del 2021, è possibile recuperare il 110% delle spese per l’efficientamento con molti tipi di interventi, a condizione che ne siano fatti alcuni definiti “trainanti” e che si ottenga un salto di due classi energetiche dell’edificio certificandolo con l’APE (Attestato di Prestazione Energetica), ante e post-intervento.

Ma quali sono gli interventi più convenienti ed efficaci per un edificio in classe G assicurando un saldo di due classi energetiche, passando quindi alla E?

Bisogna premettere che l’introduzione di energie rinnovabili offre un contributo importantissimo. La classe energetica certificata nell’APE, infatti, è una pagella del sistema edificio-impianto che utilizza come parametro l’energia primaria non rinnovabile consumata per soddisfare il fabbisogno energetico dell’immobile. Viene considerato un edificio “di riferimento” con caratteristiche standard senza impianti a fonti rinnovabili.
Il miglioramento dell’involucro edilizio, rispetto alle caratteristiche standard, consente di alzare la classe dell’APE, ma solo inserendo le rinnovabili c’è un netto miglioramento del parametro fondamentale, ossia l’abbassamento dei consumi di energia primaria non rinnovabile.
I calcoli per determinare l’APE, però, si basano su convenzioni e non costituiscono mai uno strumento di progettazione che valuti la fattibilità degli interventi e sia in grado di apportare reali benefici sui consumi e sulle bollette.

Per procedere nella nostra valutazione facciamo ora una distinzione tra le differenti tipologie di edifici che descrivono la situazione abitativa in Italia:

  1. edificio unifamiliare autonomo in classe G;
  2. unità abitativa in classe G in condominio con impianto di riscaldamento centralizzato;
  3. unità abitativa in classe G in condominio con impianto di riscaldamento autonomo.

 

1. L’edificio unifamiliare autonomo rappresenta il caso più facilmente gestibile. Le situazioni sono molto diversificate, ma qui proviamo a fare alcune generalizzazioni.
Un edificio in Classe G quasi sicuramente sarà ubicato in a una zona climatica con clima rigido (E o F) e non sarà isolato dal punto di vista termico.
Saranno presenti radiatori ad alta temperatura e una caldaia standard o, nella migliore delle ipotesi, una caldaia a condensazione per il riscaldamento e la produzione acqua calda sanitaria. In queste condizioni la soluzione che può garantire immediatamente il doppio salto di classe energetica, rispettando anche i requisiti degli interventi trainanti, è l’installazione di un impianto ibrido (pompa di calore abbinata a caldaia a condensazione) insieme a un impianto fotovoltaico, senza necessità di intervenire sull’involucro edilizio.
Se la temperatura esterna lo consente, per più della metà delle ore di funzionamento dell’impianto la pompa di calore basterà ad assicurare il riscaldamento e la caldaia entrerà in funzione solo nelle condizioni di temperatura esterna più critiche per consentire la giusta temperatura di mandata ai terminali. In questo modo sarà assicurato un contributo di energia rinnovabile al fabbisogno energetico (dato dalla pompa di calore) sufficiente al doppio salto di classe.
La sola pompa di calore in un edificio in classe G è da valutare attentamente con il progettista. Anche se garantisse il doppio salto di classe, infatti, nei periodi più freddi il rendimento potrebbe essere talmente basso da far lievitare consumi e bollette, invece che diminuirli. In zone montane, invece, si potrebbe prevedere come intervento trainante l’isolamento del sottotetto (operazione semplice e molto efficace), installando una caldaia a biomassa per il riscaldamento come intervento “trainato”, garantendo il salto di due classi energetiche grazie all’apporto della fonte rinnovabile.

2. Nel caso di appartamento in condominio in classe G con un vecchio impianto di riscaldamento centralizzato, non essendo possibile sostituire i terminali di riscaldamento in ogni appartamento, sarà necessario rispettare la temperatura di mandata (generalmente alta) richiesta da quelli presenti. Inoltre, saranno probabilmente presenti impianti autonomi per la produzione di acqua calda sanitaria caratterizzati da un impatto molto elevato (fino al 40%) sui consumi. In tali condizioni la realizzazione di un cappotto termico su buona parte della superficie dell’edificio non sarà comunque sufficiente a garantire il doppio salto di classe energetica. Sarà necessario intervenire, quindi, anche sull’impiantistica installando un impianto ibrido in abbinamento al fotovoltaico. Sostituendo anche i vecchi impianti per l’acqua calda sanitaria con scalda acqua a pompa di calore, il bilancio energetico ne beneficerebbe ulteriormente.

3. L’appartamento in un condominio in classe G con impianti autonomi rappresenta una situazione molto comune ma, purtroppo, è anche il caso più complicato per l’accesso al super Ecobonus. Non c’è la possibilità di intervenire sulla centrale termica e l’unico intervento trainante possibile è la realizzazione del cappotto termico su almeno il 25% della superficie disperdente, operazione più o meno critica in funzione delle caratteristiche dell’edificio.
Il cappotto termico, tuttavia, probabilmente non sarà sufficiente a garantire il doppio salto di classe e allora sarà necessario intervenire su un numero di impianti autonomi sufficiente a consentire il passaggio, sostituendo quelli esistenti con nuovi sistemi a condensazione o a pompa di calore.
Le complicazioni burocratiche e fiscali cui si va incontro percorrendo questa strada, però, non sono da sottovalutare. Per esempio, il progettista dovrà realizzare un APE per ciascuna unità abitativa oggetto di intervento; inoltre, una volta verificato il doppio salto di classe energetica, l’accesso all’agevolazione del 110% sarà notevolmente complicato dalla presenza dei tanti attori in gioco (condominio e condòmini titolari degli interventi e delle spese, oltre al coinvolgimento di vari professionisti).
L’iter potrebbe diventare talmente complesso da suggerire di sfruttare per l’efficientamento del proprio appartamento il “normale” Ecobonus al 65%.

 

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