Con il riscaldamento condominiale, o centralizzato, c’è un unico generatore di calore che riscalda tutte le unità abitative. Ecco come vengono ripartite le spese e cosa si può fare per risparmiare.
Indice:
- Cosa si intende per riscaldamento condominiale?
- Come funziona il riscaldamento condominiale?
- Quali sono i principali componenti del riscaldamento centralizzato?
- È più conveniente il riscaldamento autonomo o quello centralizzato?
- A cosa servono le valvole termostatiche sui radiatori?
- Cosa sono i contabilizzatori di calore?
- Quali sono le regole per il riscaldamento centralizzato in un condominio?
- Come si dividono le spese di riscaldamento condominiale?
- Come si può risparmiare sul riscaldamento centralizzato?

Cosa si intende per riscaldamento condominiale?
Quando si parla di riscaldamento condominiale, si intende un unico impianto che riscalda tutte le unità immobiliari presenti nell'edificio da climatizzare grazie a un generatore di calore installato in un luogo definito centrale termica.
Per questo motivo viene generalmente chiamato “riscaldamento centralizzato”, per differenziarlo dal riscaldamento autonomo, dove ogni appartamento ha un proprio generatore.
La bolletta per il riscaldamento è intestata al condominio e ogni inquilino paga la propria quota di riscaldamento attraverso le spese condominiali. Secondo i dati Istat relativi al 2021, circa il 35% dei condomini italiani utilizzano il riscaldamento condominiale.

L’impianto di riscaldamento centralizzato può occuparsi solo della produzione di calore per il comfort termico invernale (in questo caso ogni appartamento deve avere un proprio scaldabagno) oppure può svolgere anche la funzione di produzione di acqua calda sanitaria.
Il generatore di calore condominiale può essere una caldaia a gas o gasolio, una pompa di calore oppure un sistema ibrido (caldaia in abbinamento a pompa di calore).
Come funziona il riscaldamento condominiale?
Il funzionamento di un impianto condominiale è del tutto simile a quello autonomo, solo più “esteso”. L’acqua viene riscaldata, fino a raggiungere la temperatura di mandata impostata sulla regolazione del generatore o sui generatori (se la centrale termica è composta da più caldaie viene poi distribuita a tutte le unità abitative attraverso una rete di tubazioni), fino a raggiungere i terminali di calore posizionati nei locali di ogni appartamento (generalmente radiatori, ma anche fancoil o pannelli radianti). Dopo aver ceduto il proprio calore nei terminali, l’acqua ritorna verso il generatore.

Quali sono i principali componenti del riscaldamento centralizzato?
Il “cuore” di un impianto centralizzato è sempre posizionato all’interno di un locale tecnico dedicato, chiamato centrale termica, dove si trovano tutti i principali componenti dell’impianto:
-
uno o più generatori di calore in cascata;
-
collettore di distribuzione per la mandata e il ritorno;
-
tubazioni;
-
bollitore per lo stoccaggio di acqua calda sanitaria o sistemi con scambiatori istantanei (se la produzione è centralizzata);
-
dispositivi di sicurezza;
-
regolazioni di controllo e gestione dei generatori e dei circuiti di distribuzione.

È più conveniente il riscaldamento autonomo o quello centralizzato?
Il riscaldamento centralizzato è senz’altro una soluzione molto efficiente dal punto di vista dell’ottimizzazione dei consumi e delle emissioni, a condizione che il generatore di calore sia di ultima generazione (ad esempio, caldaia a condensazione o pompa di calore. Inoltre, per i singoli condòmini risulterà comodo non doversi occupare in prima persona della manutenzione dell’impianto.

Per contro, la gestione del proprio impianto di riscaldamento è legata al funzionamento dell'impianto centralizzato.
La convenienza economica, come in un impianto autonomo, dipende dalle condizioni dell’edificio e dalle abitudini o esigenze personali. Se si passa molto tempo fuori casa, ad esempio, il riscaldamento si può spegnere, ma con quello centralizzato, si devono considerare i costi fissi di gestione.

A cosa servono le valvole termostatiche sui radiatori?
Come stabilito dal DLgs 102/2014 e successivi aggiornamenti, dal 1° luglio 2017 è diventato obbligatorio installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore negli appartamenti dei condomìni/edifici plurifamiliari con riscaldamento centralizzato.
Per gli appartamenti con riscaldamento autonomo, invece, i sistemi di termoregolazione sono obbligatori solo se l’edificio è stato costruito o ristrutturato dopo il 2007.
I sistemi di termoregolazione sono le valvole termostatiche installate sui terminali presenti in ogni stanza, che servono per regolare la temperatura in modo personalizzato in ogni ambiente permettendo di ridurre i consumi.
La scala delle valvole termostatiche (generalmente da 0 a 5) non corrisponde a temperature precise, ma la posizione 3 significa generalmente una temperatura standard di 20°C, mentre la 5 significa il massimo rilascio di calore. Lo 0 o il simbolo del fiocco di neve/stella indica invece la posizione antigelo (5-6°C).

Cosa sono i contabilizzatori di calore?
I sistemi di contabilizzazione del calore sono dispositivi elettronici (da installare sempre su ciascun termosifone) che permettono di misurare quanto calore rilascia un terminale, con lo scopo di determinare con una certa precisione la ripartizione dei consumi e delle spese di riscaldamento tra tutti i condomini. I dati rilevati dal contabilizzatore vengono inviati a centraline posizionate nell’edificio e, da queste, a un sistema centralizzato che determina i consumi di energia termica di ogni appartamento.
Quali sono le regole per il riscaldamento centralizzato in un condominio?
In Italia i periodi di accensione di un impianto di riscaldamento condominiale sono stabiliti dalla legge (Dpr 74/2013), oltre che da eventuali regolamenti condominiali. Il nostro Paese è diviso in 6 zone climatiche (A, B, C, D, E, F), ciascuna con un periodo specifico e un limite di ore giornaliere per il funzionamento del riscaldamento.
Nella più mite zona A si può accendere dal 1° dicembre al 15 marzo e per un massimo di 6 ore al giorno, mentre in zona E (la maggior parte del nord Italia), il periodo di accensione va dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno. In zona F, invece, ossia le aree montane più fredde, non esiste limitazione. Ciascun sindaco, però, può richiedere di anticipare o posticipare l’accensione in base alle condizioni climatiche.
Inoltre, per legge la temperatura invernale all’interno degli edifici non deve superare i 20°C, con due gradi di tolleranza.

Come si dividono le spese di riscaldamento condominiale?
Con gli impianti centralizzati, la voce riscaldamento è quella che impatta maggiormente sulle spese condominiali delle famiglie italiane. La corretta suddivisione di queste spese è, quindi, fondamentale per garantire equità ed evitare controversie.
La normativa (D.Lgs. 73/2020) stabilisce che le spese legate al riscaldamento, acqua calda sanitaria e raffrescamento devono essere suddivise in due quote uguali: una relativa ai consumi volontari (l’energia termica effettivamente consumata da tutti i condòmini), l’altra ai consumi involontari. Questi ultimi sono relativi alle dispersioni che verificano nelle linee di distribuzione del calore e, nel caso di edifici vecchi dove le tubazioni non sono coibentate, possono essere rilevanti.
Nel primo caso, quello dei consumi volontari, le spese sono ripartite ai vari inquilini in base al consumo rilevato da contabilizzatori di calore installati negli appartamenti, mentre per i consumi involontari la ripartizione avviene in base ai millesimi di proprietà oppure in base ad altri criteri stabiliti dall’assemblea condominiale. L’assemblea ha anche il potere di deliberare una ripartizione differente tra consumi volontari e involontari, per esempio ampliando la quota dei primi.
Nelle spese di riscaldamento, infine, rientrano anche i costi per la manutenzione e la gestione dell’impianto.
Come si può risparmiare sul riscaldamento centralizzato?
L’efficienza di un impianto di riscaldamento dipende dal rendimento di produzione, distribuzione, emissione, regolazione e dalle condizioni dell’edificio.
A livello condominiale si può agire sostituendo la vecchia caldaia, migliorare i sistemi di controllo delle temperature negli ambienti, coibentare le tubazioni e l'edificio.
Ogni condominio può agire sul proprio appartamento sostituendo i serramenti oppure con le buone abitudini, ad esempio, regolando le valvole termostatiche, per evitare inutili sprechi, o sostituendole con valvole definite intelligenti, che consentono di impostare sul singolo radiatore orari e temperature diversificati, gestiti anche da remoto tramite App dedicate.

